La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia più diffusa con una prevalenza di oltre il 5% nella popolazione anziana. Essa è caratterizzata da una attivazione elettrica veloce e disorganizzata (caotica) delle camere cardiache atriali che a sua volta può portare ad un’attivazione rapida ed irregolare delle camere ventricolari. Sebbene questa aritmia non sia pericolosa per la vita , essa comporta un aumento del rischio di ictus cerebrale.

La FA può comparire in soggetti con cuore sano in assenza di fattori di rischio o più frequentemente essere associata ad ipertensione, distiroidismo, cardiopatia.

SINTOMI

La FA può determinare un’ampia varietà di sintomi ma anche essere completamente asintomatica.

A seconda delle caratteristiche cliniche del paziente (età, funzione cardiaca e polmonare, obesità ecc.) e della risposta ventricolare media determinata dalla fibrillazione atriale si può passare da una lieve fatica sotto sforzo ad una difficoltà respiratoria a riposo, associata o meno a cardiopalmo (percezione di battito cardiaco irregolare e rapido). Talvolta i sintomi dipendono invece da una frequenza cardiaca troppo bassa che può comportare astenia, vertigini o svenimenti.

DIAGNOSI

Talvolta il riscontro può esser occasionale in seguito a controlli clinici di routine durante il quale il medico o l’infermiere percepisce un battito cardiaco aritmico al polso o all’auscultazione del torace con lo stetoscopio (ma una diagnosi accurata deve essere eseguita con l’elettrocardiogramma (ECG)); altre volte è la presenza dei sintomi sopra descritti che porta il paziente a consultare il medico.

La FA può esser episodica e durare da pochi minuti a diverse ore e poi passare improvvisamente (FA parossistica) o perdurare per più giorni (persistente) o per sempre (permanente).

Per la diagnosi e la valutazione della frequenza ventricolare possono essere utilizzati dispositivi che monitorizzano il ritmo cardiaco per 24 o più ore (esame Holter ecg o event recorder).

TRATTAMENTO

Il trattamento può essere di tipo farmacologico e di tipo interventistico (ablazione transcatetere/cardioversione elettrica).

Terapia antiaritmica

Il trattamento della FA varia in base ad una serie di parametri come l’età del paziente, la presenza di una cardiopatia sottostante, la presenza o meno di sintomi e la loro severità ed anche il tipo di FA (parossistica o permanente). Diversi farmaci possono essere utilizzati sia con lo scopo di prevenire gli episodi aritmici (rhythm control) sia per controllare la risposta ventricolare durante l’aritmia (rate control). La strategia terapeutica e la scelta del farmaco adeguato deve essere fatta da un cardiologo esperto . Purtroppo spesso i farmaci non sono efficaci nel prevenire gli episodi aritmici.

Terapia anticoaugulante

In ogni paziente affetto da FA deve essere valutato il profilo di rischio di stroke per l’indicazione alla terapia anticoaugulante orale. A questo scopo esistono degli specifici strumenti di valutazione rischio/beneficio ( CHADS2-VASc score). Anche in questo caso la scelta di iniziare il trattamento e il tipo di farmaco deve essere eseguita da medici competenti.

Ablazione transcatetere

Si esegue o mediante l’introduzione di sondini dalle vene della gamba che vengono fatti salire all’interno del cuore (atrio sinistro) o mediante approccio chirurgico sul torace con apertura dello sterno (sternotomia) totale o parziale. L’obiettivo è quello di eliminare i circuiti dell’aritmia.

L’ablazione tuttavia non presenta percentuali di successo soddisfacenti nei pazienti con cardiopatia sottostante ed è gravata da rischi significativi, per cui è attualmente indicata solo nella FA parossistica in cuore sano, con episodi frequenti e sintomatici nonostante la terapia antiaritmica.

Cardioversione elettrica esterna

Consiste nell’erogare una scossa elettrica sul torace del paziente mediante un defibrillatore esterno con il paziente in sedazione profonda per qualche minuto.

Viene utilizzata per cardiovertire episodi di FA che non si risolvono spontaneamente o con la terapia, nell’ambito di una strategia di trattamento di controllo del ritmo. La percentuale di successo di conversione del ritmo è estremamente elevata, ma bisogna sottolineare che non è un trattamento curativo per cui l’aritmia può tornare in qualunque momento. E’ importante che, qualora venga eseguita dopo 48 ore dall’insorgenza dell’aritmia, il paziente sia scoaugulato adeguatamente per evitare il rischio di ictus.