Le complicanze peri-procedurali sono gestite dai medici che hanno eseguito l’impianto e poi dai medici del Reparto di degenza. Il paziente dimesso dopo un impianto di PM/ICD, quindi, si presume sia in stabili condizioni cliniche con il dispositivo normofunzionante. Tuttavia non è infrequente che possa essersi già verificato o che insorga dopo la dimissione un ‘ematoma della tasca del device più o meno significativo, in particolare in presenza di pazienti in terapia antiaggregante o terapia anticoaugulante orale. E’ sconsigliato il drenaggio o la spremitura dell’ematoma per il rischio infettivo e per il rischio di riapertura della ferita. Possono essere utili medicazioni compressive della tasca, meno l’impiego di ghiaccio tranne che in caso di aumento delle dimensioni. La valutazione della riduzione o sospensione temporanea della terapia anticoaugulante è delicata e deve essere posta considerando le dimensioni dell’ematoma ed il rischio embolico del paziente ed è preferibile che venga eseguita da medici esperti di queste problematiche. Nei casi più severi può essere utile una valutazione dell’emocromo.

Nella maggior parte dei casi l’ematoma si assorbe nel giro di alcuni giorni e talvolta di qualche settimana.

Molto più raro un pneumotorace non diagnosticato durante il ricovero o che si sviluppi nelle 24-48 ore successive all’impianto con il paziente già dimesso. In genere si evidenzia con dolore toracico posteriore esacerbato con la respirazione e dispnea e può essere facilmente diagnosticato con un RX torace.

Un malfunzionamento del dispositivo nei primi giorni dopo l’impianto è generalmente legato ad uno spostamento degli elettrocateteri all’interno delle cavità cardiache o più raramente nel pericardio per perforazione delle camere cardiache. In tal caso la sintomatologia può essere anche drammatica ed è necessario il ricovero urgente. La diagnosi si ottiene con un ECG o preferibilmente con un controllo telemetrico del dispositivo.

Un’infezione acuta del device è rara e spesso si manifesta con febbre alta con brividi e deve essere trattata in ambiente ospedaliero.

Una trombosi venosa dei vasi utilizzati per l’inserimento degli elettrocateteri è spesso asintomatica ma può anche determinare un edema dell’arto superiore omolaterale; è diagnosticabile con un ecoDoppler.

Un’ infezione subacuta o tardiva del sistema si verifica in circa il 2% dei pz e sovente pone grandi problemi diagnostici esordiendo con una febbricola subdola intermittente o continua, resistente alla terapia antibiotica, con o senza segni di infezione della tasca. Non raramente le analisi ematiche risultano negative o non conclusive. Nel sospetto di una infezione di un PM/ICD è bene che il paziente si rivolga ad uno specialista elettrostimolatore poichè vi è il rischio di un’evoluzione in endocardite.

Altre complicanze sono rappresentate dalla sindrome da PM, per lo più dovuta a retroconduzione ventricolo-atriale in pazienti in ritmo sinusale spontaneo e ventricologramma stimolato da PM VVI. Tale sindrome generalmente determina malessere e dispnea e deve essere gestita da specialisti. Anche una inadeguata attivazione o programmazione del sensore può determinare dispnea, in particolare da sforzo, non presente prima dell’impianto.

Considerazione a parte meritano gli shock inappropriati dell’ICD, ovvero non erogati su aritmie ventricolari sostenute (shock appropriati), ma su aritmie sopraventricolari o più raramente su segnali non cardiaci.