Come tutti gli interventi chirurgici, anche l’impianto di un pacemaker comporta alcuni rischi. Tuttavia, se eseguito da cardiologi esperti, le complicanze sono rare. Prima dell’ impianto, il medico parlerà con voi per informarvi dei benefici e delle possibili complicanze correlate a tale procedura. Le stesse sono inoltre elencate all’interno del consenso informato che vi verrà chiesto di firmare prima della procedura. Seppure le possibili complicanze possano mettervi in allarme per la loro pericolosità, è bene tener presente che il cardiologo che pone l’indicazione all’impianto di un pacemaker ha già valutato che, in considerazione della vostra attuale condizione clinica, il beneficio atteso dalla procedura supera i rischi ad essa correlati. E’ opportuno inoltre ricordare che sarete assistiti da medici e personale infermieristico in grado di gestire tali complicanze con competenza e professionalità.

Qui di seguito sono elencate le complicanze più frequenti che possono avvenire dopo la procedura (nei giorni successivi oppure dopo mesi o anni):

Pneumotorace ed emotorace

Lo pneumotorace consiste nell’accumulo di aria all’interno del cavo pleurico (spazio compreso tra i due foglietti che formano la pleura, una membrana che riveste ognuno dei due polmoni). Nella sua forma più grave, comunque rara, può portare al collasso del polmone colpito. E’ dovuto alla puntura accidentale della pleura durante la procedura di incannulamento della vena succlavia. L’emotorace è invece l’accumulo di sangue all’interno del cavo pleurico dovuto a puntura accidentale dell’arteria succlavia durante incannulamento della vena succlavia, che detiene con questa stretti rapporti anatomici. Per lo più si manifestano nelle prime ore dopo l’ impianto con difficoltà a respirare e/o un dolore interscapolare che si acuisce alla respirazione. Raramente si manifestano dopo le prime 24 ore. Nella maggior parte dei casi sia lo pneumotorace sia l’emotorace risultano di piccole dimensioni e si risolvono spontaneamente o con drenaggio pleurico. Per escludere queste complicanze, seppur rare, è opportuno eseguire sempre una lastra del torace dopo l’ impianto.

Infezione del dispositivo e/o degli elettrocateteri

L’infezione del pacemaker o degli elettrocateteri rappresenta una delle complicanze più temibili poichè può estendersi fino al cuore e determinare un’endocardite.

Mentre le infezioni locali (ovvero confinate alla tasca del pacemaker) si manifestano in media dopo 2-3 settimane dall’ultima procedura effettuata sulla tasca (primo impianto o sostituzione della batteria), le infezioni sugli elettrocateteri presentano tempi di latenza considerevolmente superiori, insorgendo anche molte settimane e talvolta anche diversi anni dopo la procedura chirurgica , a seconda del germe implicato.

L’arrossamento della cute sovrastante il dispositivo o un dolore localizzato in quella zona, con o senza la presenza di febbre, potrebbe essere segno di un’ infezione. E’ consigliabile tornare in ospedale per un controllo.
 Un leggero gonfiore nei giorni successivi all’impianto può essere normale. Si tratta generalmente di un ematoma legato all’intervento e si riassorbe lentamente nel giro di qualche giorno o qualche settimana. Se invece il gonfiore tende ad aumentare col passare dei giorni è opportuno recarsi dal medico per un controllo.

Anche un progressivo assottigliamento della cute sopra il pacemaker, spesso secondario ad un dimagrimento eccessivo o ad un deperimento organico, deve essere controllato da un medico esperto.

Qualora venga confermata la diagnosi di infezione (basata su segni, sintomi ed esami strumentali) è necessario l’espianto di tutto il sistema (pacemaker ed elettrocateteri).

Sposizionamento degli elettrocateteri all’interno del cuore

Gli elettrocateteri del pacemaker vengono fissati al tessuto cardiaco grazie a delle piccole ‘alette’ di silicone poste alla loro estremità oppure con una piccolissima vite di pochi millimetri. Normalmente questi ancoraggi sono sufficienti e dopo alcune settimane è lo stesso tessuto cardiaco che “ingloba” gli elettrocateteri impedendo che si spostino; talvolta, purtroppo, movimenti eccessivi del paziente o eventi non sempre dimostrabili fanno spostare gli elettrocateteri dalla sede di impianto causando un cattivo funzionamento del sistema.

Ciò può determinare la ricomparsa dei sintomi che si accusavano precedentemente all’impianto. Tale malfunzionamento può essere evidenziato durante il controllo ambulatoriale di routine.

Molte volte il difetto si può correggere semplicemente con una riprogrammazione del pacemaker, altre volte invece sarà necessario un reintervento chirurgico per riposizionare gli elettrocateteri.

Spostamento del pacemaker dalla sede di impianto

Che il pacemaker si muova sotto la pelle o sotto le dita è assolutamente normale.

Uno spostamento eccessivo in basso o lateralmente sotto l’ascella, per lo più secondario ad un tessuto sottocutaneo eccessivamente lasso, può determinare dolore e limitazione funzionale e, talvolta, lo spostamento degli elettrocateteri, per cui può rendersi necessario un nuovo intervento.

Malfunzionamento del dispositivo e/o degli elettrocateteri per difetto di costruzione

Come tutti i sistemi elettrici anche i dispositivi cardiaci, seppur molto raramente, possono presentare difetti a carico di alcuni componenti del circuito. Quando ciò accade, le aziende costruttrici avvisano immediatamente le autorità competenti ed i Centri di impianto in modo che questi possano eventualmente ricontrollare i loro pazienti e prendere le precauzioni necessarie. Le conseguenze ovviamente dipendono dal tipo e dalla localizzazione del guasto.

Una lista completa dei richiami di sicurezza dei dispositivi attualmente in commercio è consultabile nei siti web delle singole aziende.

Malfunzionamento degli elettrocateteri

Un malfunzionamento degli elettrocateteri con anomalie dei parametri elettrici (sensing e pacing) può essere secondario ad una eccessiva risposta infiammatoria all’interfaccia tra l’elettrocatetere ed il tessuto cardiaco o più raramente ad un problema dell’elettrocatere (lesione del rivestimento esterno o vera e propria rottura dell’elettrocatetere). Tali anomalie possono comportare il non corretto funzionamento del dispositivo. Per tale motivo le conseguenze, sebbene rare, possono essere molto gravi e dipendono anche dalla presenza di un ritmo spontaneo sottostante. Talvolta esse possono verificarsi in modalità intermittente e frequentemente sono gestibili mediante una riprogrammazione del pacemaker.

Trombosi venosa

Una trombosi delle vene utilizzate per l’impianto è una evenienza spesso sottodiagnosticata o diagnosticata molto tempo dopo la sua insorgenza, in seguito allo sviluppo di circolo collaterale venoso alla spalla ed al collo. Per lo più decorre asintomatica e non comporta problemi, talvolta esordisce con segni e sintomi di una flebite acuta con gonfiore e dolore dell’arto superiore dal lato dell’impianto con o senza febbre. Si cura con la terapia anticoaugulante.

Versamento pericardico/tamponamento cardiaco

Il versamento pericardico consiste nell’accumulo di sangue all’interno dello spazio pericardico (spazio tra i due foglietti del pericardio, la membrana che avvolge il cuore). Questa complicanza è dovuta alla perforazione della parete del cuore da parte di uno degli elettrocateteri. Nei casi più gravi il versamento pericardico impedisce al cuore di riempirsi e svuotarsi nel modo corretto portando ad una situazione di emergenza chiamata tamponamento cardiaco. Sono entrambe evenienze molto rare durante l’impianto di un pacemaker, spesso autolimitantesi o risolvibili mediante il posizionamento di un drenaggio. Solo in casi eccezionali è necessario ricorrere ad un intervento cardiochirurgico.