L’impianto di un pacemaker è un intervento chirurgico che si effettua generalmente in anestesia locale.

La scelta di impiantare uno o più elettrocateteri dipende dall’ indicazione clinica.

Viene praticata una piccola incisione, generalmente sotto la clavicola sinistra. Gli elettrocateteri vengono quindi inseriti all’ interno di una vena (v. cefalica o v. succlavia) e, seguendo il decorso di quest’ultima, giungono fino al cuore. 
Una volta posizionati, gli elettrocateteri vengono controllati per accertare che siano in grado di rilevare distintamente i segnali cardiaci spontanei e di erogare al cuore una stimolazione adeguata. Eseguito tale controllo, essi vengono collegati al pacemaker e questo viene collocato in una piccola tasca, sotto la pelle, dove si era praticata l’incisione. L’incisione viene chiusa con punti di sutura. La procedura dura mediamente un’ora. Dopo l’intervento il paziente dovrà stare a riposo per circa 24 ore e potrà quindi essere dimesso dopo avere effettuato i controlli di routine.

Dopo una settimana generalmente verrà effettuato un controllo della ferita chirurgica, con eventuale rimozione dei punti di sutura, presso l’ambulatorio del Centro di impianto o dal proprio medico di riferimento.

Il primo controllo del dispositivo si esegue solitamente dopo 1-2 mesi dall’impianto, poi ogni 6-12 mesi secondo le indicazioni del cardiologo elettrostimolatore. Tali controlli di follow-up hanno la funzione di verificare il normale funzionamento del dispositivo, la carica della batteria ed anche di analizzare dati aggiuntivi quali ad esempio la presenza di aritmie registrate nella memoria del pacemaker. In occasione di tali controlli, ricordate di comunicare al medico eventuali nuovi sintomi.